Le origini di una delle bevande più antiche al mondo
La storia del vino è antica quasi quanto la storia dell’umanità. Le prime testimonianze storiche della coltivazione della vite sono state trovate in Armenia dove fu ritrovata la più antica cantina per la conservazione del vino esistente che risale circa al 4.000 a.C..
L’ebbrezza, ovvero lo stato alterato della coscienza causato dall’assunzione del vino era addirittura collegato alla religione, sia nell’antica Grecia dove veniva venerato Dionisio che nell’antica Roma che adorava il corrispondente Bacco. Anche nella religione Cristiana, il rituale del vino ha assunto un significato importantissimo all’interno della celebrazione della messa, dove il vino viene utilizzato per ricordare il sacrificio di Gesù sulla croce.
Il vino è stato da sempre un elemento fondamentale delle società, la sua produzione era estremamente collegata all’economia e alla cultura popolare delle società antiche. Simbolo della festa, della convivialità, dell’ebbrezza, il vino è ancora oggi una delle bevande più consumate al mondo.
Il vino nella Preistoria
Si pensa che già gli uomini primitivi raccogliessero stagionalmente i grappoli spontanei dell’uva, molto apprezzati per il loro contenuto zuccherino. Con il passaggio dall’uomo nomade all’uomo sedentario, la vite iniziò a essere coltivata e così. prima dell’avvento della scrittura, nacquero i primi vigneti.
L’origine del vino come frutto della fermentazione alcolica risale al 10.000 a.C., probabilmente durante il Mesolitico, quando iniziava ad essere prodotto l’idromele, una sorta di antenato del vino.
Anche la vinificazione è un processo che si è sviluppato prima della coltivazione della vite perché iniziò a svilupparsi utilizzando il succo dell’uva raccolta da viti selvatiche, soprattutto nelle foreste del Caucaso.
Le uve selvatiche crescevano rigogliose dall’Armenia alla Georgia, dall’Azerbaigian alla Persia, per questo è molto più probabile che il processo di vinificazione si sarebbe sviluppato qui e non in occidente, dopo lo sviluppo della produzione delle ceramiche, in seguito alla cosiddetta rivoluzione neolitica.
Qui sono stati ritrovati i resti archeologici più antichi di produzione vinicola. Nel sito di Hajji Firuz Tepe in Azerbaigian Occidentale, a nord ovest dei Monti Zagros sono stati analizzati i depositi interni dei vasi rinvenuti. Dalle analisi è emersa una miscela di acido tartarico e resina: la più antica presenza del vino e del processo di vinificazione.
La viticoltura si è poi diffusa prima in Persia e poi in Macedonia nel 4.500 a.C circa e infine in Grecia dove sono state ritrovate importanti testimonianze di processi di vinificazione.
L’Armenia è stata definita, per via delle scoperte archeologiche, la patria dell’uva. Sull’importanza della vite in Armenia si radicano anche leggende bibliche. Si narra infatti che proprio in Armenia furono piantate le prime piante di vite dopo il Diluvio Universale.
Le recenti scoperte archeologiche hanno spinto la National Geographic Society a finanziare una campagna di scavi nel 2010 che hanno portato alla luce la presenza di una vera cantina di 700 m² risalente al tardo Neolitico. La più antica casa vinicola della storia dove si trovava una pressa per l’uva, un serbatoio di argilla adibito alla fermentazione e poi vasi, tazze e recipienti di varie forme e dimensioni.
La grotta si trova in una gola profonda dove iniziò la storia del vino, probabilmente i primi viticoltori appartenevano a un’antica civiltà caucasica. La zona è circondata da tombe dove si pensa che il vino svolgesse anche un ruolo all’interno della cerimonia di sepoltura.
Il vino nell’antichità
Il vino nell’antico Egitto
La storia del vino ha radici anche nell’antico Egitto dove già nel VI millennio a.C. venne istituita nel Delta del Nilo una fiorente industria vinicola.
Le prime testimonianze egizie del processo di vinificazione risalgono al III millennio a. C., circa al 2.500 a.C. su bassorilievi dipinti su alcune anfore dove erano rappresentate scene di pigiatura dell’uva. Le anfore sono state riportate alla luce nella necropoli di Umm el-Qa’ab di Abido, luogo in cui fu sepolto il 7° faraone della prima dinastia di Faraoni in Egitto. Anche all’interno della tomba di Tutankhamon sono state rinvenute 5 anfore di argilla al cui interno erano presenti tracce di vino.
Il vino in Mesopotamia
La coltivazione della vite è stata introdotta a Babilonia all’inizio del III millennio. Le uve venivano consumate fresche o secche oppure venivano destinate alla produzione del raisinè, uno sciroppo ottenuto dalla bollitura del mosto non fermentato a cui veniva aggiunta una piccola quantità di argilla e calcare.
Nella prima metà del II millennio il vino in Mesopotamia era chiamato la Birra delle Montagne e proveniva quasi interamente dalle vallate dell’alto Tigri e dell’Eufrate.
Il vino e i Fenici
I Fenici nell’odierno Libano furono tra i più antichi territori vocati alla produzione del vino nel mondo. Nella loro qualità di essere abili navigatori e commercianti furono tra i popoli che contribuì a esportare il vino, l’uva e la viticoltura in tutto il bacino del Mediterraneo.
La storia del vino nell’Antica Grecia
Tutto quello che sappiamo sul vino lo dobbiamo agli antichi greci. I Greci conoscevano 3 tipi di vino: il vino bianco, il vino rosso e il vino rosato e adoravano Dioniso, il dio del vino. La vite divenne uno dei pilastri per l’agricoltura mediterranea soprattutto tra il 1.500 e il 500 a.C. I Greci, come descritto nei testi di Omero, erano soliti servire il vino nel Cratere di Miscelazione, l’emblema della cultura greca del vino.
Diverse sono le fonti antiche che descrivono l’antico metodo greco di fare il vino, utilizzando il gesso parzialmente disidratato prima della fermentazione o con un tipo di calce in grado di diminuire l’acidità del vino.
I Greci furono quindi grandi produttori di vino, uno dei più famosi è il Choan dell’isola di Chio, noto come vino nero.
Il vino greco anche se inizialmente non si sviluppò come una ricchezza commerciale fu esportato in tutto il Mar Mediterraneo.
Il vino nell’Impero Romano
Gli antichi romani ripresero la tradizione e il culto del vino proprio dagli antichi Greci. Sin da subito il vino in epoca romana fu una preziosa risorsa commerciale e già nei primi secoli i romani producevano ingenti quantità di vino. Ma il culmine della produzione e culto del vino nell’Impero Romano lo troviamo tra il I e il II secolo a.C.
L’estensione dell’impero coincise con la diffusione del culto del vino. Il dio greco Dioniso divenne il dio Bacco per i Romani a cui venne dedicata la Villa dei Misteri nella Pompei antica.
La viticoltura divenne così importante da costringere l’imperatore Domiziano a promulgare le prime 92 leggi sul vino che proibivano l’impianto di nuovi vigneti in Italia, autorizzando lo sradicamento di buona parte dei vigneti nelle province. L’obiettivo era incentivare la produzione del grano, più necessario anche se meno redditizio. Queste misure restarono in vigore, anche se quasi totalmente ignorate fino al 280 quando Marco Aurelio Probo le abolì.
Durante questo periodo la vinificazione era fatta senza macerazione per questo i vini erano chiari. Solo i più ricchi potevano permettersi le cantine più attrezzate.
Da qui la storia del vino era ormai radicata, furono create diverse varietà di uve e differenti tecniche di coltivazione. I Galli inventarono le botti di legno e le bottiglie di vetro. Il vino Romano più famoso era il FALERNO prodotto al confine tra il Lazio e la Campania. I Romani inventarono anche i primi sistemi di denominazione:
- CAUCINIANO FALERNO: dalle pendici più alte
- FAUSTIANO FALERNO: del centro
- FALERNO GENERICO: della pianura.
Il vino era anche usato per scopi medicinali, mescolato con erbe e minerali.
Quando cadde l’Impero Romano d’Occidente fu invece la Chiesa a preservare e sviluppare la storia del vino fino all’epoca moderna.