La classificazione dei vini serve per comprendere le caratteristiche e la qualità dei vini che arrivano nelle nostre tavole e costituiscono una vera e propria Piramide della Qualità.
In Italia la prima legge per la promozione di una produzione vitivinicola di qualità risale al 1963e riguardava le denominazione di origine dei mosti e dei vini. Nel 1992 è stata emanata una nuova disciplina delle denominazione di origine dei mosti e dei vini che permette una più accurata selezione grazie alla distinzione che permette di individuarne il singolo vigneto e stabilisce la classificazione dei vini in Italia.
Le denominazioni di origine:
La classificazione dei vini danno vita ad una serie di denominazione di origine che si dividono in:
- da Tavola (VDT): Questi vini non devono rispettare particolari disciplinari. È necessario che siano prodotte con uve autorizzate e che specifichino la dicitura “Vino da tavola”, il colore del vino e il nome dell’azienda imbottigliatrice. Il vino da tavola, sono in linea di massima, la categoria con la più bassa qualità del vino;
- Indicazione Geografica Tipica (IGT): Questi vini sono sempre vini da tavola, di qualità superiore, in quanto viene indicata la zona di produzione e la possibilità di indicarne il vitigno. La differenza con un semplice vino da tavola è che questo può essere derivato da una miscela di due o più vini, mentre i vini IGT non possono mai derivare da tagli ecco perché offrono una migliore qualità di un semplice vino da tavola. Oggi sono 118 i vini da tavola italiani che hanno ottenuto la denominazione IGT.
- Denominazione di Origine Controllata (DOC): Questa denominazione, utilizzata in enologia, serve per certificare la zona di origine e di raccolta delle uve utilizzate per i vini di origine controllata. L’acronimo DOC è garanzia di qualità in quanto prima di essere messi in vendita, questi vini devono essere sottoposti ad una serie di analisi e verifiche. In primis servono superare un’analisi chimico-fisica e un esame organolettico che garantisca il rispetto dei requisiti previsti dal disciplinare. La denominazione apparse per la prima volta negli anni ’50 da un avvocato, funzionario del Ministero dell’Agricoltura. Da allora questo marchio è divenuto importante e rinominato e dal 2010questa denominazione è entrata a far parte anche della classificazione dei vini europea con l’acronimo DOP.
- Denominazione di origine controllata e garantita (DOCG): è un marchio italiano che indica l’origine geografica di un vino. L’indicazione geografica deve essere presente in etichetta e consiste nell’indicazione della zona vitivinicola (ad esempio Barolo) o della combinazione tra nome del prodotto e zona di produzione (es. Vino Nobile di Montepulciano). I vini prodotti in queste specifiche zone geografiche devono anche seguire un disciplinare di produzione. Il marchio DOCG viene riconosciuto a vini già etichettati come DOC da almeno dieci anni. Tali vini possono essere messi in vendita solo dopo aver superato un’analisi chimico-fisica e un esame organolettiche che deve essere ripetuto anche nella fase di imbottigliamento. I vini DOCG devono inoltre superare un’analisi sensoriale da una specifica commissione. Infine, in alcuni casi e facoltativamente, i vini DOCG possono essere suddivisi ulteriormente in sotto zone e avere una menzione geografica aggiuntiva. Questo marchio indica i vini di suprema qualità che risiedono all’apice della piramide qualitativa e vengono ricompresi nella classificazione europea con la dicitura DOP.
Ulteriori indicazioni presenti nella Classificazione Europea
- Varietali: Sono i vini senza denominazione di origine o indicazione geografica ma riconducibili ad un vitigno prevalente. Nell’etichetta è riportata l’annata e la varietà di uva da cui è stata prodotta. Non è presente il legame con il territorio di produzione. La certificazione si basa su una verifica attraverso cui avviene la certificazione della veridicità delle informazioni facoltative inserite nell’etichetta.
- Generici: anche classificati come “Vini da tavola”. Sono prodotti con uve autorizzate, ma senza vincoli di territorialità o tipologia di vitigno. La loro produzione non è regolamentata da alcun disciplinare, se non le indicazioni di carattere igienico-sanitario.
Specifiche particolari:
Per differenziare vini con caratteristiche differenti ma appartenenti alla medesima tipologia si utilizzano indicazioni aggiuntive specificate in diversi disciplinari. Tali indicazioni si suddividono in:
- Classico: Indicazione riservata ai vino provenienti dalla zona di produzione più antica di una determinata tipologia di vino. Come accade ad esempio per il Chianti Classico;
- Riserva: Indicazione utilizzata per i vini che sono stati sottoposti ad invecchiamento (solitamente 2 anni);
- Superiore: Indicazione utilizzata per i vini che hanno un grado alcolico maggiore.
L’etichetta del vino
L’etichetta del vino è l’elemento più importante da considerare quando si acquista un vino. L’etichetta è una sorta di carta d’identità perché sull’etichetta sono riportati i dati identificativi che caratterizzano e qualificano un determinato vino. Oltre all’etichetta sulla bottiglia può essere applicata una contro etichetta dove sono specificate ulteriori informazioni utili per conoscere meglio il vino.
Ci sono alcune indicazioni che devono obbligatoriamente essere presenti sull’etichetta per tutti i vini. In primis deve essere specificata la categoria assegnata dal disciplinare, il lotto di confezionamento, il grado alcolico, i dati dell’azienda produttrice di vino, lo Stato di vinificazione e di produzione se differente, certificato UE, quantità di vino contenuto nella bottiglia ed eventuale presenza di solfiti.
Per approfondire questo argomento leggi: Etichette Vino: Conoscere il vino attraverso l’etichettatura
Curiosità e domande frequenti
Un vino IGT può diventare Doc?
Dopo 5 anni un vino IGT può richiedere la certificazione DOC se presenta i requisiti richiesti dal disciplinare. La classificazione IGT è il riconoscimento dell’Unione Europea attraverso cui un vino viene indicato come tipico. I vini IGT sono dunque i fratelli minori dei DOC e DOCG e spesso non sono qualitativamente inferiori. Anzi spesso si tratta di vini di alta qualità che per scelte commerciali o per altri criteri non hanno i requisiti richiesti dai disciplinari.