Spedizione Gratuita per ordini superiori a 99€

Vini di Calabria. Che vino è il Cirò?

Vigneto di Ciro

Quando si pensa al vino calabrese si pensa al Cirò perché è il vino simbolo della regione, il suo nome ha fatto la storia nell’enologia della Calabria. Il più conosciuto è certamente il Cirò Rosso che è più famoso del bianco o del rosato, anche se tutti i vini di Cirò rappresentano il clima mediterraneo e ricordano il sole e il caldo della sua terra, i tipici tramonti d’estate e il profumo del mare. 

Alcuni critici lo chiamano il Barolo del Sud per la sua eccellenza. Viene prodotto dall’uva Gaglioppo – a bacca rossa – ne troviamo in abbondanza in tutto il litorale ionico che regala uno dei vini più antichi e apprezzati della Calabria

La storia del Cirò

La storia del Cirò è antica quasi quanto la Calabria. Per conoscerla dobbiamo tornare indietro, ai tempi della Magna Graecia, quando nel VII secolo a. C. alcuni coloni arrivarono a Punta Alice dove fondarono la città di Krimisa. Qui sorgeva un tempio dedicato al dio del vino Bacco, proprio dove oggi si trova Cirò Marina.

I Greci erano così stupiti dalla fertilità di queste terre dove crescevano forti numerosi vigneti che decisero di dare alla Calabria il nome di Enotria, cioè terra del vino. Appellativo che poi servì per identificare tutta l’Italia. 

L’antenato di quello che noi oggi chiamiamo Cirò era il Krimisa, un vino talmente buono e importante da diventare il vino ufficiale delle Olimpiadi. Questo vino veniva offerto agli atleti e si narra che persino Milone, il lottatore greco che vinse ben sei olimpiadi, ne era innamorato. Nel 1968, in occasione dei giochi olimpici di Città del Messico, per ricordarne la storia fu offerto agli atleti. 

Si narra che il Cirò era un vino così importante che furono costruiti degli enodotti fatti con tubi di terracotta che servivano per collegare le colline di Sibari al porto, dove il vino calabrese veniva imbarcato. 

 

vigna di ciro

Negli ultimi anni questo vino calabrese sta vivendo una vera e propria rinascita, anche grazie al riconoscimento dell’etichetta DOC e a quella che viene chiamata la Cirò Revolution, un movimento di piccoli produttori che vogliono conservare la tradizione del vino più iconico della Calabria.  

Questi vignaioli sono convinti che così si può dare voce al territorio, al suo terroir, creando un filo diretto tra vigna e cantina per promuovere un Cirò artigianale, frutto delle tradizioni del passato. 

La Cirò Doc

I vini della Cirò Doc – tra i vini calabresi premiati anche dal Gambero Rosso sono prodotti in un territorio specifico, che va dalla Sila al litorale ionico e vede come territori d’eccellenza Cirò, Cirò Marina, Crucoli e Melissa (dove si producono anche i vini della Melissa Doc). Qui si trovano uve di altissima qualità, in vigneti ad alberello basso e dove le uve sono raccolte rigorosamente a mani, in viti bassi come cespugli. 

Questo tipo di allevamento è molto dispendioso, per questo alcuni prediligono le viti a spalliera, che sono più facili da coltivare ma sicuramente non regalano un’uva di qualità come quella raccolta dalle viti ad alberello. 

Anche se il Cirò più famoso è il Cirò Rosso, in misura limitata vengono prodotti anche vini bianchi, che provengono da uve di Greco Bianco e Trebbiano. 

Il Cirò Rosso è invece quasi totalmente di Gaglioppo (il 95%) e la restante parte – può sembrare strano – ma è prodotta da uve a bacca bianca come il Greco Bianco e il Trebbiano Toscano. 

I Cirò Rosso Riserva sono decisamente i migliori della denominazione. Questi vini trascorrono due anni in affinamento, di cui sei mesi di maturazioni in botti di rovere, prima di essere messi sugli scaffali delle enoteche. Quando invece sull’etichetta trovi scritto classico significa che le uve non solo sono della zona, ma sono di qualità superiore. 

I vini di Cirò sono corposi, hanno una buona struttura e un tasso alcolico che può arrivare al 14%. Possono essere consumati entro 5 anni dalla vendemmia e solo alcuni, quelli più strutturati, possono essere maturati fino a 10 anni. Infine, per essere chiamato Cirò, il vino deve rispettare un disciplinare che ne garantisca l’autenticità!

Il disciplinare del Cirò

Il disciplinare è stato approvato nel 1969 e l’ultima modifica risale al 2014. Pubblicato sul  sito ufficiale del Mipaaf Sezione Qualità e Sicurezza Vini DOP e IGP, è un documento di 7 pagine che stabilisce i requisiti della Denominazione di origine controllata “Cirò”. Per essere un vero Cirò il vino deve rispecchiare le seguenti caratteristiche. 

  • Cirò Rosso e Rosato:
    • Devono essere fatti con almeno l’80% di uva Gaglioppo.
    • Possono includere fino al 20% di altre uve rosse coltivate in Calabria, ma non più del 10% di Barbera, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Sangiovese e Merlot.
  • Cirò Bianco:
    • Deve essere fatto con almeno l’80% di uva Greco Bianco.
    • Può includere fino al 20% di altre uve bianche coltivate in Calabria.

Il Cirò deve essere prodotto anche in una specifica zona di produzione. Le uve per i vini Cirò rosso, rosato e bianco, inclusi i tipi “superiore” e “superiore riserva”, devono essere coltivate in tutti i territori dei comuni di Cirò e Cirò Marina e parte dei territori dei comuni di Melissa e Crucoli.

Per produrre i vini “Cirò” è fondamentale rispettare le condizioni ambientali tradizionali della zona, o comunque quelle più adatte a conferire ai vini le caratteristiche chimico-fisiche e qualitative necessarie. I vigneti devono essere impiantati, allevati e potati secondo le pratiche tradizionali o quelle più idonee a garantire la qualità delle uve e dei vini. È vietata qualsiasi pratica di forzatura, ma è permessa l’irrigazione di soccorso.

Per quanto riguarda la vinificazione, le operazioni devono essere effettuate all’interno delle zone di produzione delimitate. Tuttavia, è consentito che queste operazioni possano avvenire anche nei comuni il cui territorio ricade solo parzialmente nelle zone di produzione. La vinificazione e l’affinamento dei vini “Cirò” “classico”, “classico superiore” e “classico superiore riserva” devono avvenire all’interno della zona specificata.

Caratteristiche dei vini Cirò

Cirò Rosso

  • Colore: Rosso rubino, con riflessi violacei, che può diventare granato nelle riserve.
  • Odore: Gradevole, delicato e intensamente vinoso.
  • Sapore: Secco, corposo, caldo, armonico e vellutato con l’invecchiamento.
  • Alcol: Minimo 12,50% vol.
  • Acidità: Minimo 4,5 g/l.
  • Estratto: Minimo 20,0 g/l.
  • Zuccheri residui: Massimo 4,0 g/l.

Cirò Rosato

  • Colore: Rosato, più o meno intenso.
  • Odore: Delicato e vinoso.
  • Sapore: Da secco ad abboccato, fresco, armonico e gradevole.
  • Alcol: Minimo 12,50% vol.
  • Acidità: Minimo 4,5 g/l.
  • Estratto: Minimo 17,0 g/l.

Cirò Bianco

  • Colore: Giallo paglierino, con possibili riflessi verdognoli.
  • Odore: Armonico e gradevole.
  • Sapore: Da secco ad abboccato, armonico, delicato e caratteristico.
  • Alcol: Minimo 11,00% vol.
  • Acidità: Minimo 4,5 g/l.
  • Estratto: Minimo 16,0 g/l.

Cirò Rosso Superiore

  • Alcol: Minimo 13,50% vol (con uve che garantiscono almeno 13,00% vol naturale).

Alcuni dei nostri vini di Cirò

🎁 Ottieni subito il 5% di sconto

Iscriviti alla newsletter e ricevi il coupon sul tuo primo ordine.