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Mixology: l’arte di bere miscelato

Barman Prepara Mixology

Mixology, certamente ne avrai sentito parlare, anche perché è la tendenza del momento. I Cocktail bar popolano le strade alla moda delle città e il mondo della mixologia offre un infinito panorama di cocktail.

Che cos’è la mixologia?

Mixology è un termine che deriva dall’inglese e viene letteralmente tradotto nella parola mixologia, anche se non rende proprio in italiano. Si tratta dell’arte di mischiare alcolici con altre bevande per creare ogni tipo di cocktail.

Il mixologist è dunque l’artista, colui che crea i propri drink e ovviamente sa riprodurre qualsiasi tipo di ricetta. 

La storia della mixology

L’arte della creazione di bevande è molto antica. Basta pensare al vino e alle prime versioni della birra per capire che l’uomo ha un vero e proprio debole per la miscelazione di bevande alcoliche e non per la creazione di sorprendenti bevande.

I Romani, ad esempio, furono i primi a miscelare il vino, sempre troppo forte e concentrato, con altri ingredienti come miele, chiodi di garofano, zafferano o frutta per equilibrare il suo gusto molto intenso. 

Anche se può sembrare da questa premessa che i Romani possono essere annoverati tra i primi mixologist della storia, la mixologia per come la intendiamo oggi è una tecnica abbastanza recente. 

Si sviluppa a partire dalla rivoluzione industriale, con la nascita di diversi liquori e distillati. Dal 1800 in poi iniziano ad essere prodotti i primi cocktail. Il primo in assoluto nasce in Gran Bretagna e grazie all’insieme di succhi, frutta e spezie assomigliava tanto a un punch.

Il termine mixology viene usato per la prima volta nel 1806 a New York e appare sulla testata “The Balance and Columbian Repository” in cui si afferma che un cocktail è “un liquore con una stimolante composizione di qualsiasi tipo di zucchero, acqua e amari, volgarmente chiamato bittered sling”.

Nel 1862 viene pubblicato il primo libro sui cocktail The Bartender’s Guide – dal noto bartender Professor Thomas o Jerry Thomas che scrisse la prima enciclopedia delle bevande mixate.

L’arte della mixology si sviluppa enormemente con l’arrivo del ghiaccio fino ai tempi del Proibizionismo americano che rallentando il consumo di alcolici frena la crescita di questa innovativa arte. 

Il Proibizionismo non fermò né il mercato dell’alcool, né il radicarsi della mixologia e dopo la Seconda Guerra Mondiale, i cocktail nati in America si diffondono anche nei paesi stranieri e il settore si evolve ancora di più. 

Sono del XX secolo alcuni dei cocktail intramontabili come il Manhattan o il Martini

Oggi l’arte della mixology è sempre più evoluta e sofisticata tanto che ogni bartender può aspirare a diventare un mixologist, un vero e proprio artista nell’ideazione di cocktail e bevande. 

Mixology o Bartending, questo è il dilemma

I due termini sono spesso utilizzati come sinonimi, e vengono spesso utilizzati non solo dagli esperti del settore, ma anche nel linguaggio comune. Ma quali sono le differenze tra mixology e Bartending? Facciamo chiarezza.

La Mixology, come abbiamo già detto, è l’arte di bere miscelato, si basa sull’equilibrio degli ingredienti della ricetta della bevanda miscelata ed è necessaria tanta cura ed esperienza per padroneggiare le tecniche della mixologia. La realizzazione di un buon cocktail deve poi tenere presente le origini e la storia che racconta ogni drink. 

Il mixologist è dunque un moderno alchimista che coniuga le nozioni della miscelazione con le tecniche più all’avanguardia. Uno studio che deve riguardare in modo approfondito la storia dei diversi distillati e degli alcolici, solo così si può essere in grado di creare cocktail innovativi, al passo con le mode, senza tralasciare delle tecniche più ricercate. Lo studio deve passare poi per altri ingredienti con cui i cocktail interagiscono per creare il giusto mix di sensazioni. Trovare il giusto equilibrio tra le componenti è la vera arte che contraddistingue ogni mixologist. 

Il Bartending, a differenza della mixology, è l’arte di realizzare cocktail di qualità con movimenti eleganti, attenzionando la misurazione accurata di ogni ingredienti e tende a valorizzare l’esperienza della degustazione della bevanda. 

Un bartender ha dunque ottime conoscenze tecniche e dei prodotti, solitamente sono anche squisiti showman in grado di affascinare il consumatore che attende la preparazione del cocktail o del long drink. 

Una sorta di danza che si è evoluta negli ultimi decenni in una nuova forma di spettacolo: il flair bartending, un complesso insieme di tecniche acrobatiche utilizzate per la preparazione dei drink che diventa sempre più spettacolare avvicinandosi ad un vero e proprio show. 

Queste tecniche, spesso difficili da padroneggiare, servono soprattutto per fare scena e un bravo flair bartender non deve mai perdere di vista la qualità del cocktail, evitando di privilegiare lo spettacolo acrobatico. Uno dei maggiori rischi del settore. 

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